
La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori.» — Johann Sebastian Bach
Lo spazio musicale si declina in una miriade di linguaggi. Nel corso del XX secolo, l’ampia e diversificata realtà sonora si è frammentata e arricchita di stili, generi e forme espressive, ampliando enormemente il concetto stesso di musica e il suo linguaggio. Un linguaggio capace di creare nuove forme di espressione, spesso radicate nelle tradizioni popolari, ma sempre in grado di parlare a tutti come codice universale di emozioni. Il XXI secolo ha dimostrato come questo linguaggio possa assumere forme sempre nuove e complesse, arricchendosi di sfumature e significati. È un’epoca di straordinaria fioritura e diffusione dei linguaggi musicali: da un concetto unitario si è passati a una costellazione di stili che hanno ridefinito la musica e il modo in cui la viviamo. L’era contemporanea valorizza l’espressione individuale, spingendo molti musicisti a esplorare e definire un proprio linguaggio, talvolta del tutto originale. È un tempo di grande libertà creativa, in cui ogni individuo o comunità può trovare il proprio spazio sonoro, contribuendo a un paesaggio musicale vasto e composito.
In questo scenario, la chitarra classica si appropria di luoghi a lei sconosciuti, diventando voce di dialogo. Continua la sua evoluzione, influenzata dalle innovazioni tecnologiche e dalla ricerca di sonorità inedite, mantenendo la sua rilevanza sia nella preservazione del repertorio storico sia nell’esplorazione di nuove tecniche e stili. La costante ricerca di equilibrio tra innovazione e rispetto della tradizione è oggi uno degli elementi chiave della chitarra classica.
È in questo contesto che nascono le mie composizioni, in stile minimalista e ambientale, pensate per evocare atmosfere visive e naturali, catturare lo stato d’animo dell’ascoltatore e condurlo fuori dalla propria coscienza, in un sonno pieno di sogni. Sono pagine sonore che raccontano lo scorrere del tempo e delle sue stagioni, accumulando tensione emotiva come un temporale pronto a scatenarsi, descrivendo la realtà oggettiva, la natura e l’uomo attraverso il ciclo delle stagioni fisiche ed emotive: momenti di tensione, di tenerezza, di inquietudine.
Il viaggio inizia con la Suite Mediterranea – “I Quadri di un Ambiente”, un insieme di brani tonali, timbricamente uniformi, costruiti su ripetizioni e sovrapposizioni ritmiche che creano un effetto ipnotico e contemplativo. Nata per lo spettacolo “Bentu de Notas” nel Parco Naturale di Molentargius, la Suite si sviluppa in quadri sonori che conducono l’ascoltatore in un paesaggio di vento, luce e ritmo. In “Fuoco Ritmico” il sole della Sardegna diventa danza tribale, virtuosismo e calore ancestrale.
Dal Mediterraneo si parte per Is Musicas – “Voyages”, tre viaggi — Direction, Emotion, Horizon — attraverso la bellezza dei paesaggi sardi, dove il sole si riflette sulle acque cristalline in un’esplosione di colori vivaci. Viaggiare significa camminare verso l’orizzonte, incontrare l’altro, conoscere e scoprire. Qui il sardo, il francese e l’inglese si intrecciano come tre fili di un’unica trama sonora, simbolo di un mondo musicale aperto e senza confini. “Emotion” è il cuore pulsante di questo percorso: le emozioni guidano il nostro comportamento e la nostra interazione con l’ambiente, e la musica diventa il mezzo per elaborarle e trasmetterle.
Il passo si trasforma in danza con Is Danzas – “Songs”, tre coreografie sonore — Sérénade Mélodique, Cantus Harmonicus — ispirate alla spiaggia del Poetto e alla sua Torre Spagnola. Qui la luce si rifrange sull’acqua e il paesaggio si fa pittura sonora, vibrante e surreale.
Il viaggio prosegue verso nord, fino a Someday in Paris, una sonata improvvisata in stile jazz, con influenze flamenco. Tonale ed eclettica, intreccia improvvisazione e composizione in un dialogo serrato di ritmi e melodie. Scritta per un gala al Grand Auditorium dell’UNESCO, è un incontro tra libertà creativa e raffinatezza formale, un ponte tra mondi musicali diversi.
Infine, il cerchio si chiude con Is Stasonis – “Le Stagioni”, un ciclo che attraversa le stagioni dell’anima. Attongiu è lento, poetico, espressivo: evoca la calma assopita, come il sonno dei “Dormienti” di Mimmo Paladino. L’autunno, con i suoi colori, emoziona pur nella sua malinconia, alternando armonie maggiori luminose a minori cupe e drammatiche. L’inverno (Ierru) porta con sé voci e suoni aspri, freddo pungente e una grande forza ritmica e tribale: una tempesta di tuoni e fulmini resa con la tecnica “Tambora” sulla chitarra, che ne esalta le potenzialità tecnico-espressive.
Questo CD è un invito a fermarsi e ad ascoltare: a lasciarsi trasportare in un viaggio onirico e sensoriale che attraversa paesaggi reali e interiori, unisce lingue e culture, racconta la Sardegna e le sue stagioni fisiche ed emotive. È un cammino musicale che respira con la natura e con l’anima di chi ascolta.